La passione non ha alibi. Non cerca scuse.
Non espone giustificazioni. La passione non si arrampica sui vetri. Non conosce
‘se’ e certamente non distingue ‘ma’. La passione vive. Cancella i congiuntivi
e si alimenta di imperativi. Categorici. La passione spinge al gesto eroico,
alla follia lucida. La passione si espone, genera e alimenta. La passione è
madre. Culla e protegge. La passione vive. Ma è forse questo che tu non sei mai
riuscito a capire. Solo questo. Quattro lettere. Due sillabe. E’ stato questo a
dividerci. A lacerare le corde, che ci tenevano legati. A sfilarle e sfibrarle
come gomene di una vecchia velatura consunta. Non sai vivere. Sopravvivi a te
stesso e al mondo. L’errore è stato mio. Lo sapevo e mi sono illusa di aver
frainteso. Come si può fraintendere la mediocrità? Adesso tutto mi sembra
chiaro. Adesso i distinguo posso farli io. Finalmente. Te lo concedo sono
riposanti i distinguo. Rilassanti le differenze. Ti offrono scappatoie.
Permettono la costruzione di alibi. Io, invece, come ti devo essere apparsa
pesante. Difficile, quasi ostica. Forse ostile nella mia passione totalizzante.
Io c’ero. Io respiravo il tuo respiro. E tu soffocavi. Annaspavi incapace di
corrispondere. Non volendo scientemente farlo. Ora lo so. Intendiamoci non ho mai
cercato la simbiosi. Ci sono cose che non cambiano mai. Persone sempre
identiche a se stesse. Ho cercato tracce di quel ragazzo così razionale,
freddo, controllato. Le ho cercate. Devo ammettere che non le ho trovate. Non
completamente. C’è altro in te ora. Un sottile bisogno di espiare. Questo sì
che minaccia il mio distacco. Non posso approfondire. Non voglio sapere.