Non parlo quasi mai di  me, ma oggi, a distanza di un anno esatto dalla mia laurea, voglio raccontarvi la mia storia, nella speranza di poter dare una speranza a qualcuno.

Mi sono diplomata nel 2006 e mi sono iscritta all’università. Sono passata da un liceo linguistico a ingegneria; avevo basi infime di matematica e praticamente inesistenti di fisica. Ho fatto fatica all’inizio, perché mentre gli altri partivano con le fondamenta già fatte, io ho dovuto costruirmele da sola e, testarda come sono, non ho mai voluto aiuto. Ho dato 30 esami in tre anni e ho buttato un anno e mezzo per farne due, perché continuavo a prendere 16, invece di 18, e potevo ridare l’esame dopo molti mesi, perché col tempo era uscita la clausola che si poteva dare solo nella sessione estiva, a meno che non fosse l’ultimo (e per me era il penultimo). Ho passato mesi a studiare sta materia anche di notte e mentre fisica mi usciva dagli occhi, il mio moroso nel frattempo usciva con un’altra.

Mi sono laureata dei tre anni con poco, ma ero felice comunque, e il giorno dopo la laurea ho saputo dell’altra, ma ero così felice che ci sono passata sopra. Ho visto questo “evento” in modo positivo, perché volevo smettere di studiare dopo i tre anni, andare a lavorare, mettere da parte un po’ di soldi, per poi poter andare a convivere. Ovviamente l’evento mi ha fatto cambiare idea.

Mi sono iscritta alla magistrale; sarei voluta andare a Modena, ma sapevo che sarebbe stato difficile, perché avrei dovuto studiarmi nell’estate troppa meccanica per poter essere a pari, quindi ho continuato dov’ero. Non volevo perdere tempo.

Per vari motivi (cambi di ordinamento, di regole universitarie e di esami già fatti a scelta nel triennio), ho potuto scegliere parecchi esami e mi sono fatta un piano personalizzato su di me. Non ho messo a scelta l’esame-fuffa, come avrei fatto nel triennio, ma l’esame-cazzuto, quello che ti fa impazzire e ti fa chiedere ogni giorno “ma perché l’ho scelto cazzo?”, ma che mi può servire. Ho passato tutti gli esami al primo colpo e con voti molto alti, non studiavo di più, ma studiavo meglio e studiavo qualcosa che mi piaceva davvero.

A settembre 2012 sono andata a chiedere la tesi a una professoressa. Non volevo stare in università, volevo capire cosa volesse dire lavorare in un’azienda vera. Ho trovato l’azienda che volevo. Mi è stato proposto di fare la tesi a distanza, da casa, oppure di trasferirmi. Mi sono trasferita vicino a Torino, con il pieno supporto morale ed economico dei miei. Senza il supporto economico dei miei non avrei mai potuto farlo, ma speravamo in un investimento a lungo termine.

Ho fatto la tesi da marzo ad ottobre 2013, anche se avevo ancora gli esami del secondo semestre da fare. Lavoravo più o meno dalle 9 alle 17/18 da lunedì a venerdì e la sera studiavo da sola per i due esami di robotica che mi mancavano. Non era facile, perché dopo tutto il giorno fuori casa, conciliare un lavoro al pc, lo studio e i lavori domestici era stancante. E il caldo non aiutava. Ho dato gli esami e li ho passati brillantemente e ho dedicato gli ultimi mesi solo alla tesi. Non ero pagata. Otto mesi gratis. L’azienda mi passava solo il pranzo e conoscenza. Tanta conoscenza. Davvero tanta conoscenza. Ho avuto la fortuna di essere inserita in un gruppo meraviglioso, dove non solo il mio responsabile e il mio tutore aziendale erano disponibilissimi, ma anche tutti i colleghi. Ogni volta che qualcuno faceva qualcosa di particolare o che io non assi ancora visto, mi chiedeva se volessi partecipare e mi spiegava, perdendo anche del tempo, perché io partivo da zero. Ho imparato tanto. Dopo un mese che lavoravo lì, il mio capo aveva passato il mio nome a HR per farmi conoscere e avevo fatto un primo colloquio, finalizzato a un tirocinio post laurea.

Il 15 ottobre mi sono laureata brillantemente, ma non sapevo ancora niente sul mio tirocinio. Mentre stavo partendo per Barcellona con TheFashionCat, sono stata contattata dalla signora che seguiva la mia pratica, che mi ha spiegato che essendo l’azienda in una regione e la mia università in un’altra regione c’erano problemi: non riuscivano a mettersi d’accordo sul modulo da usare. L’azienda ha proposto di usarli entrambi, l’università era d’accordo, ma la regione no. Alla fine l’università ha accettato il modulo dell’altra regione e a metà novembre ho iniziato il tirocinio di sei mesi, questa volta retribuito.

Durante questi mesi ho fatto colloqui presso altre aziende, ma volevo rimanere lì. Un giorno uno dei “capi alti” della mia azienda  ha voluto conoscere tutti i tirocinanti e ci ha fatto un colloquio individuale, insieme a un responsabile di HR. Il colloquio è spaziato dal tecnico ai sogni. E io c’ero. Calma. Tranquilla. Sicura. Dopo qualche mese il responsabile di HR ha voluto conoscermi, credo fosse il quinto colloquio lì dentro. Abbiamo parlato di tutto. Mi ha chiesto cosa mi aspettassi nei restanti tre mesi di tirocinio ed io, senza esitazione, “L’assunzione”  e lui “Brava”. Mi hanno chiesto se mi stessi guardando attorno e io ho risposto di sì e mi hanno chiesto il perché, dato che avevo sempre detto che il mio lavoro mi piaceva. “Perché io a casa non ci sto, perché io il primo venerdì di maggio scado e voglio sapere dove andare a lavorare il lunedì successivo“. Dopo una settimana mi hanno detto che alla scadenza mi avrebbero presa, ma finché non fosse arrivato quel famoso lunedì ho preferito non dir nulla. Solo pochi sapevano. Scaramanzia.

Quel lunedì è arrivato. Mi hanno assunta, con un contratto indeterminato. Non è stato facile, perché è stato pesante mentalmente e fisicamente e sono successe cose non belle tra fine 2012 e inizio 2013, i cui strascichi si sono protratti per tutto l’anno e tutt’ora non sono del tutto spariti. Sono riuscita ad affrontare anche quelle e non farmi distrarre, avevo la mia meta in testa e la vedevo.

Ora vivo a Torino, ho cambiato vita, ho conosciuto persone nuove, un ragazzo nuovo, che mi adora, e un amico, che sono certa di poter definire tale. Ho approfondito la conoscenza con Franci e Fefy, che si sono dimostrate essere fantastiche; si è creato con loro un rapporto bellissimo e che, sinceramente, mai mi sarei immaginata di avere dato che ci siamo conosciute tramite il blog. Mi sono state e mi sono vicine in tutto e per tutto, seguendo ogni passo delle mie avventure e disavventure, rendendomi meno traumatico il trasferimento.

Ora lavoro nel settore che mi piace, ho un responsabile bravo e dei colleghi disponibilissimi e mi piace il mio lavoro. A modo mio, ho la possibilità di salvare delle vite e questo dà soddisfazione. Probabilmente se mi fossi laureata in tempo nel triennio non sarei arrivata qui e tutto questo non sarebbe successo e invece, forse, ogni tanto la fortuna gira.

Volevo arrivare in questo ambiente e ci sono arrivata. Non bisogna mai smettere di crederci e non bisogna mai smettere di studiare e imparare, perché l’unica cosa che non ci possono portare via è la nostra conoscenza, la nostra intelligenza, la nostra voglia di fare.

Non arrendetevi mai.
♥♦ Baci ♣♠

torino

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