Ore 14 ero ad Assago. La temperatura era tropicale, 35°C all’ombra con un’umidità che credo si aggirasse attorno al 99%, sudavano anche le mosche! Il mio abbigliamento (jeans lunghi, camicia a righine e mocassino) certo non mi aiutava a sentirmi fresca!

I numeri civici erano disposti con molta fantasia, evidentemente chi ha messo i numeri non sapeva che sono infiniti e quindi tutta la via era al numero 1, con gli interni dall’1 al 40 (quelli che ho visto io, ma dopo l’incrocio proseguivano). Dopo averli spulciati a piedi uno per uno sono giunta a destinazione, con una ventina di minuti d’anticipo.

Mi ha aperto la porta una gentil pulzella con un “Buongiorno Dottoressa”…bah, mi sembra che mi prendano per i fondelli quando mi salutano così, fa piacere senza dubbio, ma normalmente mi chiedono se sono maggiorenne e sentirmi chiamare “Dottoressa” fa uno strano effetto. Ma veniamo al colloquio.

Mi hanno accolta in due, un uomo e una donna, entrambi sui trentanni, anno più anno meno. Il ragazzo non ha aperto bocca, se non per farmi la foto appena prima che me ne andassi (vi lascio immaginare che foto meravigliosa sia stata); ho parlato per quasi tutto il tempo con la ragazza, che alternava il Tu al Lei.

Prima domanda: “Che lavoro fanno i suoi genitori?”. La risposta istintiva era “Ma che cosa gliene frega?”, ma mi pareva brutta. È stata più che altro una piacevole chiacchierata, si è parlato dei miei studi, del perché avessi scelto quel percorso, del perché io sappia tre lingue, di cosa mi aspetto dal futuro lavorativo e mi ha descritto in cosa consiste il lavoro e di cosa si occupa l’azienda, per la quale loro stavano facendo i colloqui.

Nessuna domanda tecnica, solo “Conosci il tal programma? Hai mai usato il tal linguaggio?” e avrei potuto dare qualsiasi risposta, perché loro erano delle Risorse Umane, si occupavano di fare il primo colloquio conoscitivo e prendevano appunti sulla persona, non avevano le competenze tecniche, che avrebbe il responsabile del personale della ditta stessa.

Morale della favola “ricontattaci tra una decina di giorni, così ti diciamo cosa pensa l’azienda di te”. Va bien!

Tutto sommato sono soddisfatta dall’esito, mi sentivo piuttosto sicura di me, ho risposto bene, senza esitazioni e il lavoro che mi hanno proposto non era male.

E nonostante il caldo, ero entusiasta del mio trucco, che non è sbavato né colato minimamente: base in crema lilla e sopra ombretto in polvere azzurro, che andava pian piano scurendosi verso il viola scuro all’esterno dell’occhio…non era leggero come volevo, ma il risultato era delizioso! Ero proprio contenta della mia creazione!